Villanova Solaro e il mobile barocco

 

Sino a qualche decennio fa, il cinquanta per cento dell’economia del paese di Villanova Solaro era legata al legno e alla sua lavorazione del mobile, principalmente in uno stile denominato “barocco piemontese”, ricco di decorazioni fatte a mano e poi applicate alla struttura. Ad oggi sono presenti sul territorio di Villanova ancora quattro mobilifici artigianali che lavorano il legno realizzando mobili in stile, perpetuando così una tradizione familiare e artigianale di lunga data.

«Oggi sono presenti sul territorio di Villanova ancora quattro mobilifici artigianali che lavorano il legno realizzando mobili in stile, perpetuando così una tradizione familiare e artigianale di lunga data.»

I BORGHI DI OCTAVIA

Comune di Villanova Solaro

 

Siamo consapevoli che potrebbe sembrare un po’ strano, resta il fatto che la prima cosa che vi consigliamo di fare quando arrivate Villanova Solaro è fermarvi ad ammirare la canonica della parrocchia. Una canonica direte voi? Ebbene si. La canonica del paese è infatti una delle più belle d’Italia con la sua facciata occidentale ricca di decorazioni in cotto di gusto francesizzante e uno dei migliori esempi dell’architettura in cotto del principio del Cinquecento quando lo stile gotico piemontese incominciava a risentire l’influsso vivificante del Rinascimento.

Già che ci siete non perdetevi la Chiesa parrocchiale che per gli amanti dell’arte manierista conserva un dipinto attribuito a Giovanni Angelo Dolce. Vicino sorge il Castello dei Solaro, una vera e propria fortezza medievale che ancor oggi conserva il suo aspetto fiero ed imponente, e che vi farà sentire al sicuro quando oltrepasserete l’ex ponte levatoio al di là del fossato. Una curiosità: nel castello Silvio Pellico lesse la prima stesura delle Mie Prigioni. Se siete alla ricerca di un location suggestiva il castello è quello che fa per voi!

Cosa vedere a Villanova Solaro

Castello dei Solaro

Via Vitale, 4

Canonica

Piazza Vittorio Emanuele II, 3a

Chiesa parrocchiale di San Martino

Piazza Vittorio Emanuele, 9

Santuario della Madonna della Noce

Via madonna della noce

Confraternita, Chiesa di S. Lorenzo

Piazza Vittorio Emanuele

Villanova Solaro si racconta

Castello dei Solaro

La struttura originaria del castello risale al 1327 e venne eretta per volere di Filippo d’Acaja. All’epoca il castello prevedeva una pianta quadrata rafforzata agli angoli da quattro torri, di cui ora solo due restanti. Agli occhi del visitatore manca anche l’ala dell’edificio rivolto ad est verso quello che oggi è il cortile aperto. Tutta la struttura era circondata da un fossato che percorreva i quattro lati della fortezza e che poteva essere inondato con l’acqua di una vicina bealera, un ponte levatoio permetteva l’accesso all’interno dell’edificio mentre i sotterranei servivano come magazzini, prigioni, e alloggiamenti per le truppe in caso di necessità. Su alcune parti della muratura esterna sono visibili tracce di festoni e cornici in cotto appartenenti ad una tipologia di decorazione molto usata tra il XIV e XV secolo mentre le pareti rivolte verso il cortile presentano resti di decori dipinti a bugnato, fregi e volute. 

Tra XVII e nel XVIII secolo la costruzione venne trasformata in residenza signorile arricchendosi con opere d’arte d’epoca rinascimentale, e divenendo sede della gioconda vita signorile di campagna, fu sede di festosi conviti, concerti e balli. Negli stessi secoli il ponte levatoio fu smantellato e sostituito posteriormente da un ponte in muratura che scavalca il fosso. 

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo scorso il castello divenne sede dell’Ospedale “S. Vincenzo Ferreri” e gli ambienti furono riadattati. Nel 1995 si decise di trasformare il castello in una struttura ricettiva e dopo 2 anni di restauri è ora nuovamente tornato ad essere sede di cene e feste.

Nell’atrio d’ingresso del castello una lapide ricorda il soggiorno del 1831 dello scrittore Silvio Pellico a Villanova Solaro ospite della Contessa Eufrasia Solaro.

Casa Canonica

La canonica della parrocchia di San Martino rappresenta un bellissimo esempio di architettura in cotto di inizio ‘500. Costruito su una pianta rettangolare nei pressi della chiesa, l’edificio presenta una facciata occidentale ricca di decorazioni in cotto di gusto francesizzante e si sviluppa su tre piani, compreso il piano terreno leggermente rialzato.
Il pianterreno è coronato da una cornice in cotto, le finestre sono in terracotta e quadrate e divise in sei riquadri. Anche la porta è decorata in cotto e sopra l’architrave, sempre in terracotta, c’è il monogramma di Cristo tra quattro rosette, con a fianco frecce spuntate e con un nastro riportante il motto dei Solaro in lettere gotiche. La porta è attribuita a Matteo Sanmicheli, autore della porta della Collegiata di Revello. Il primo piano è costituito da una galleria ad archi ribassati, sostenuti da colonne tonde, sopra le quali si trovano stemmi dei Solaro dipinti a colori. Purtroppo la galleria ora è chiusa. Anche il secondo piano presenta una galleria, ma gli architravi sono sostenuti da colonne ottagonali. All’interno della Canonica sono custodite, ma mal conservate, alcune tele in buona parte trasportate dalla chiesa di S. Lorenzo. E’ stata restaurata di recente, dopo circa 30 anni di chiusura.

Santuario della Madonna della Noce

Il santuario di Santa Maria della Noce si trova sulla strada che porta a Scarnafigi e sorge nel luogo in cui la tradizione colloca un pilone votivo eretto a ricordo della guarigione miracolosa di un boscaiolo ferito da un colpo d’accetta durante l’abbattimento di un noce. I monaci dell’Abbazia di Fruttuaria si incaricarono della costruzione della chiesa. Nel 1445 la chiesa si trovava già in cattivo stato di conservazione, perciò venne restaurata nel 1490. Nel 1835 imperversò il colera e la popolazione di Villanova innalzò una croce votiva con gli emblemi della Passione davanti al santuario nella speranza e la fiducia di essere risparmiati dal morbo. Pochi anni dopo, però, il Varaita straripò e provocò gravi danni trascinando via tutto e la croce venne ripescata e collocata non più davanti al santuario, ma a fianco della facciata, dove si trova l’attuale croce. Nel 1935 i due rettori del santuario incaricarono M. Girardi di realizzare l’icona della Madonna della noce. La Vergine col Bambino in braccio ammonisce il contadino che con l’ascia cercava di abbattere la pianta lavorando di domenica.
La struttura attuale dell’edificio prevede uno spazio unico interno coperto da una volta botte nel quale sale e presbiterio sono divisi da un piccolo balcone in marmo; l’interno è decorato in stile neoclassico. All’esterno l’edificio si caratterizza per una sproporzione sul lato destro dove gli alloggi del romito sono sostenuti da un tre campate di portico.

Chiesa di San Martino

La chiesa parrocchiale, costruita a fine del 1300, era una dipendenza dell’abbazia di San Benigno di Fruttuaria e nel corso del medioevo godette delle favorevoli attenzioni della famiglia solare che ha lascito al suo interni importanti testimonianze della sua committenza.
L’edificio ha una navata centrale e sei cappelle laterali e si caratterizza per la presenza di una serie di arredi ed elementi decorativi che risalgo al XV secolo quando la famiglia Solaro venne infeudata della località. Su tutti sono di interesse la lastra sepolcrale marmorea di Bartolomeo Solaro (1439), il fonte battesimale realizzato dagli Zabreri (1505), il coevo coro ligneo che guarda, nella scelta degli ornati, al gusto flamboyant francese. Sia il fonte battesimale che il coro sono state ricondotti alla committenza del preposito Bartolomeo Solaro (discendente dal Bartolomeo che per primo conseguì diritti signorili sulla località), alla cui committenza si deve l’ornamentazione in cotto della facciata della Canonica, di gusto ormai squisitamente rinascimentale.
Più tardi ma di grande valore sono ancora il dipinto raffigurante la Prova della Vera Croce, attribuita a Giovanni Angelo Dolce e databile all’ultimo quarto del XVI secolo (l’iconografia scelta evocherebbe il ritorno all’ortodossia cattolica della famiglia dopo gli anni della vicinanza agli ambienti eretici). La pala all’altare maggiore raffigurante San Martino Vescovo in adorazione dell’Annunciazione risale al 1812 ed è opere del celebre pittore Giovanni Comandù, tra i ritrattisti del Delle Lanze.

Cappella di Sant’Antonio

Sulla facciata della cappella campeggia un affresco che ritrae S. Antonio abate accompagnato dall’inseparabile maialino. L’interno è molto danneggiato, ma grazie ai lavori di restauro di alcuni volontari, è ora visibile un dipinto di fine ‘700 raffigurante la Madonna col Bambino accompagnata dal santo titolare dell’edificio ed i suoi simboli. La volta della cappella e le pareti laterali sono abbellite da dipinti ornamentali. Sulla parete sopra la porta, all’interno della cappella grazie ai restauri è recentemente riemerso un affresco seicentesco molto deteriorato in cui si vede la Madonna col Bambino posta in trono tra due santi. Il dipinto sopra l’altare è la ripetizione di questo affresco.

Confraternita di San Lorenzo

La chiesa della Confraternita è dedicata a San Lorenzo, come testimonia la lapide murata sul frontale. Venne costruita nel 1600 e riedificata nel 1770. I confratelli la fecero abbellire nel 1790. Negli anni 90 dell’Ottocento, grazie ad alcuni lasciti testamentari vennero fatte altre modifiche di sistemazione ed ampliamento dell’edificio che veniva dichiarato “un semplice costruzione architettonica, senza alcun stile”. La Confraternita di Carità che vi aveva sede il 6 Aprile 1903 mutò poi col titolo di Confraternita di Santa Croce

Cappella di San Rocco

Ubicata sulla strada che collega Villanova a Ruffia la cappella è in grave stato di degrado. Il giorno di S.Rocco si svolgeva una processione e veniva celebrata una messe ed inoltre era meta di una processione detta delle “Rogazioni di San Marco”. Sulla porta d’ingresso restano tracce di un dipinto che raffigura San Rocco con le piaghe e il cane. La tela sopra l’altare, invece, raffigura la deposizione di Cristo e sul lato è ancora rappresentato San Rocco e il cane. In basso a destra si vedono bene i dadi con cui i soldati romani si sono giocati la tunica di Gesù. La cornice è sormontata dalla testa di un putto che pare di buona fattura.

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nel borgo

Maggio, 2019

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